10 agosto 2007 da parte di Carla Alfano

NOTTE DI S. LORENZO

 

Cari amici, non posso essere con voi in questa magnifica occasione per precedenti impegni che non sono riuscita a modificare e me ne rammarico molto. Sentitemi con voi in questa serata speciale dedicata ad Abydos, all’Egitto e all’amicizia.

L’amico Paolo mi ha chiesto comunque di appuntare quelle brevi  riflessioni che avrei fatto con voi ammirando le uniche e straordinarie fotografie del mondo che tanto amiamo. E io lo faccio volentieri.

Con Paolo abbiamo grandi progetti che dovrebbero concretizzarsi a breve.

La sua mostra fotografica sul complesso templare  di Seti I ad Abydos è richiesta a Roma in una sede prestigiosa e si sta valutando la possibilità di arricchirla anche  con prestiti di opere provenienti da alcuni musei.

Abbiamo inoltre in corso uno studio sul tempio che sarà  esaminato con gli occhi “puliti” del fotografo d’arte, qual è Paolo Renier, e con gli occhi più appannati di un’egittologa ! Dovrebbe  essere una sorta di guida alla scoperta del tempio con una nuova lettura del complesso apparato decorativo e della sua architettura.  E’ una sfida e un privilegio poter affiancare il lavoro di Paolo, ma soprattutto è una sintonia di emozioni e di sensazioni che aiutano a capire là dove le pietre o i testi rischiano di sembrare muti.

 

Non so come sia il cielo questa sera, non so se le nuvole del nord abbiano risparmiato questa magica serata consentendo di ammirare il buio profondo sul quale sono aggrappate miriadi di stelle.

Alzare gli occhi verso l’alto e riuscire a percepire tutta la volta celeste in una perfetta mezza sfera era l’esperienza quotidiana degli Egizi.

Là dove l’orizzonte non è mai interrotto da monti, vegetazione e colline si poteva entrare in sintonia con i fenomeni del cielo e comprendere che l’essere umano e la stessa  Terra sono all’interno di un complesso, immenso  sistema celeste.

 A noi, abitanti di altre latitudini, tale spettacolo è negato, forse per questo, con grande ritardo, abbiamo osservato il cielo sperimentalmente e quindi scientificamente.

In Egitto è sempre stato diverso. La natura del luogo ha sempre facilitato la comprensione che la Terra e l’uomo sono parte di un sistema più grande, con regole fisse e ricorrenti che per essere conosciute e capite andavano solo osservate.

I sacerdoti sul tetto terrazzato del tempio, posti uno di fronte all’altro, osservavano per tutta la notte il movimento delle stelle, annotandolo e scandendo così il tempo astronomico e il calendario. Quei sacerdoti hanno iniziato dagli albori della civiltà egizia lo studio dell’astronomia.

Il movimento degli astri e del sole si è poi imbevuto  di religiosità.

L’egizio, come tutti gli uomini, era alla ricerca di Dio e lo cercò nel sole, nell’aria, nel cielo, nella terra. Ma soprattutto lo trovò nel sole che indiscutibilmente è l’artefice della vita e che compie un viaggio quotidiano nel cielo diurno e nella Duat infernale di notte.

Le conoscenze astronomiche servivano a regolare il mondo dei vivi e la società, ma servivano anche ad interpretare il mondo ultraterreno con la speranza della resurrezione, proprio come fa il sole  che riusciva ogni notte a sconfiggere i suoi nemici e tornava a sorgere per illuminare un altro giorno. Proprio questo è descritto nei soffitti astronomici che erano una collocazione architettonica e spaziale ideale per riprodurre la volta celeste e poter fissare  la mutabilità della posizione delle stelle e il cammino del sole.

Anche da altre fonti abbiamo la documentazione delle conoscenze astronomiche degli Egizi:

nell’Antico Regno sono frequenti indicazioni di costellazioni e di decani dipinti sui sarcofagi, più complessi gli orologi stellari del Medio Regno, sempre sui sarcofagi; ci sono poi papiri che descrivono decani e fasi lunari e innumerevoli studi sugli strumenti per la misurazione del tempo e dello spazio  come le clessidre ad acqua, gli orologi solari e il merket.

Il soffitto dell’Osireion di Abydos è poco conosciuto, non sufficientemente studiato ma soprattutto non documentato.  Per questo le eccezionali fotografie di Paolo hanno un valore particolare. Peraltro sono state scattate in condizioni di notevole pericolo per la presenza di una pavimentazione non esplorata e quindi rischiosa, e poco visibile per la presenza di putrida acqua stagnante. Fatevi raccontare da Paolo “l’avventura” dello scatto di queste foto !

 Il soffitto è anche in condizioni abbastanza precarie e una parte è andata perduta. Documentare il presente è dunque consegnare ai posteri quanto purtroppo si sta sfaldando e dissolvendo.

 Più antico è il soffitto nella tomba di Senenmut, l’architetto di corte e amante della regina-faraone Hatshpswt che visse a metà della XVIII dinastia.  Questa tomba, la n.353, è una seconda tomba del grande uomo di corte, meno fastosa della prima ma molto più importante. Si trova  a pochi metri dal grande complesso templare di Deir el Bahari, costruito per la gloria ultraterrena delle regina che governò l’Egitto non come reggente ma come faraone, derivando tale diritto  non dall’essere stata moglie di re, ma dall’essere la figlia legittima del faraone Tuthmosi I. Nella camera A del sepolcro si può ammirare una delle più complete rappresentazioni del cielo che gli Egizi ci abbiano tramandato.  Dalla posizione degli astri, secondo gli scienziati il soffitto può essere stato dipinto intorno al 1463 a.C.

 Conosciamo altri soffitti astronomici molti posteriori come il meraviglioso soffitto nella sala colonnata della tomba di Ramesse VI e lo zodiaco  del tempio di Hathor a Dendera.

Ma torniamo al cenotafio di Seti I ad Abydos, detto anche Osireion.

Il carattere simbolico e  cosmologico è legato  alla rappresentazione del  tumulo primordiale dal quale era originato il mondo. Perciò l'Osireion presenta una struttura sotterranea sulla cui sommità si trovano pilastri monolitici in granito rosa che racchiudono una sala circondata dall’acqua che ricordava quella primordiale che lambiva il tumulo da cui tutto ebbe origine.

L’Osireion è anche il collegamento tra Seti e Osiride.

 

                   

 

Descrizione delle FOTO

SOFFITTO DEL II VESTIBOLO DELL’OSIREION

 

Il secondo vestibolo (detto anche camera funeraria) dell’Osireion è la parte più interessante dell’edificio. Si presenta con una forma di sarcofago con il soffitto a V rovesciata.

I due rettangoli di questo soffitto riportano ciascuno, oltre alle iscrizioni, una figura della dea-cielo Nut incurvata sulla terra e con il sole tangente al suo corpo perché, secondo il mito, ella lo partoriva al mattino e lo ingoiava la sera.

 

 

Metà destra del soffitto

 Questa parte orientale del soffitto è essenzialmente descrittiva; la  fotografia è incompleta perché prende solo in parte il corpo di Nut..

La zona sottostante la dea rappresenta la Duat, cioè il regno di Osiride, visitata ogni notte dal sole che lo percorre in dodici ore nella sua barca celeste. Va ricordato a tale proposito che le ore egizie, a differenza delle nostre, non erano ore equinoziali, ma misuravano, di giorno, i dodicesimi del tempo di luce e, di notte, i dodicesime del tempo di buio.

             Questo viaggio nella Duat, che si trova con poche varianti in altri soffitti astronomici, qui è disegnato in tre registri paralleli separati fra loro da righe di scrittura: si hanno quindi dei quadri simili in cui il registro centrale riporta il viaggio della barca mesketet, sopra e sotto la quale si vedono teorie di divinità, gruppi di demoni, spiriti e simboli.

La lettura della fotografia è comunque difficile perché la scrittura vi appare poco leggibile.

 

 

Metà sinistra del soffitto

 

E’ la parte più interessante e più nota ma non è resa nella sua completezza dalla fotografia che inquadra tutta la figura di Nut  ma non i testi che la precedono.

Il primo è il Testo drammatico, cosiddetto perché descrive in forma mitologica il sorgere e il tramontare delle stelle, i loro periodi di invisibilità e il ciclo lunare, sottolineando il fatto che tutti questi fenomeni astronomici dipendono dalla posizione del sole.

Segue un testo relativo alla determinazione dell’ora diurna con la descrizione del modo di costruire e di usare un orologio solare a cubito del quale si riporta una figura e poi da un elenco delle ore notturne messe in relazione con il corpo di Nut. Dopo queste righe di scrittura verticali si ha la figura della dea-cielo Nut , incurvata sulla terra e sorretta dal dio-aria Shu.

Sul corpo della dea è riportato un elenco di 36 decani, che sono quelli al transito e costituiscono la famiglia decanale detta appunto “ di Seti I”. I decani sono 36 stelle, costellazioni o zone di cielo visibili per 10 notti consecutive la cui levata (prima della XII dinastia) e il cui transito al meridiano (dopo la XII dinastia) permettevano di determinare l’ora notturna. Il problema di ricoscere i decani è fondamentale per lo studio dell’astronomia egizia.

Sotto il corpo di Nut, a destra e a sinistra di quello di Shu, c’è un altro elenco di decani, datati in funzione dell’anno vago, cioè dell’anno egizio formato da una sequenza di 365 giorni interi: ciò vuol dire che è registrata la data in cui ciascuno nasce, entra nella Duat (dopo 90 giorni) e poi rinasce (dopo 70 giorni).

Considerando l’importanza che la levata della stella Sirio ebbe nel calendario agricolo e religioso, e che mantiene ancora nello studio della cronologia egizia, siamo in grado di calcolare l’epoca durante la quale questa tavola era in accordo con il cielo; l’originale risulta databile intorno al 1879 a.C., cioè risale al Medio Regno, più o meno al tempo di Sesostri III.

Il resto delle iscrizioni costituisce la cosiddetta Cosmologia che descrive nella consueta forma mitica: l’origine del sole, i limiti del cielo, il moto delle stelle e il comportamento dei decani.

Questa Cosmologia era ritenuta molto importante e fu riprodotta anche sul soffitto della tomba di Ramesse VI nella Valle dei Re e tramandata su papiri astronomici di età posteriore.

Ancora oggi questi testi sono alla base di qualunque studio di astronomia egizia.

 

Vi ringrazio per la vostra attenzione e vi invio un cordiale saluto e un arrivederci.

Carla Alfano

 

 

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