Da Shunet el-Zebib
a Kom el-Sultan

  Scendendo verso nord incontriamo il sito di Shunet el-Zebib caratterizzato da un’enorme cinta muraria costruita con mattoni crudi, alta circa 12 metri e larga 4, che delimita un’area molto estesa.
Vi sono entrate in vari punti della costruzione e la dimensione notevole come l’architettura particolare, con facciate a pareti rientranti, fa supporre che questo, nell’antichità, fosse un luogo di culto molto importante dove i sacri riti si svolgevano in presenza del faraone stesso, l’unico che potesse interpretare e fare
da tramite agli uomini, del volere divino. La scienza ha sicure notizie di almeno due faraoni della II dinastia che in questi luoghi compirono cerimonie sacre: Peribsen e Khasekhemwy, maestri osiriaci dell’aldilà.
La costruzione è quasi unica come concezione architettonica e sarà l’inizio per nuovi grandi complessi funerari come quello della piramide di Djoser a Saqqara costruito oltre che con mattoni crudi anche con elementi in pietra.
La particolarità non è data solamente dal tipo di materiale usato o dalle caratteristiche costruttive di queste mura, ma soprattutto dallo spazio enorme che esse delimitano.
  Recentemente, proprio in  ritrovati i resti di barche sacre in legnoquesto spazio, sono stati della lunghezza di 22 metri, usate per trasportare il corpo del faraone che con esse veniva sepolto, a riprova del fatto che questo monumento era un tempo
lambito dal Nilo.
Proseguendo si incontra il luogo denominato Kom el-Sultan, ove si possono ritrovare le rovine del tempio anticamente dedicato ad Osiride.
Ben poco resta di questa costruzione e si possono scorgere solo i resti in pietra
tra mura di mattoni crudi.
Interessante il busto in granito rosso di una statua del dio con le braccia conserte distesa a terra senza la testa e mancante delle gambe, forse reduce da qualche terremoto o tentato furto.
Notevole il ritrovamento in questo luogo dell’unica statuetta d’avorio di Cheope, costruttore di una delle grandi piramidi della piana di Giza.
Il reperto, oggi conservato al Museo Archeologico del Cairo, è l’unica testimonianza in tutto l’Egitto del faraone Khufu appartenente alla IV dinastia dell’Antico Regno, chiamato poi Cheope e autore della settima meraviglia del mondo antico.
  I laghi presenti a Kom el-Sultan, sacri ad Osiride, completano l’area del tempio in questa zona archeologica accentuando il mistero del villaggio sepolto.
Come avviene nella maggior parte dei casi, per costruire i nuovi templi si è sempre cercato di recuperare materiale nei posti più comodi: questo ha portato alla distruzione di antiche testimonianze, disperse così per sempre nelle mura di quelle successive.
Per gli antichi egizi quando una pietra restava molto a contatto con le divinità, la stessa assorbiva gli influssi positivi e li manteneva nella costruzione successiva.
I templi che possiamo ammirare oggi presentano quindi un’interessante varietà di elementi costruttivi, tutti più o meno “carichi” di energia cosmica.
Restiamo comunque sempre affascinati dalla storia di queste pietre e da quello che ci vogliono insegnare.
Il debole vento della conoscenza non
può che scoprire solo qualche piccolo dettaglio del nostro magnifico passato che la sabbia del deserto nasconde e protegge.
Quello che riusciremo a trarre dagli insegnamenti antichi è solo la minima parte di una civiltà che ha scritto la storia dell’uomo.
 
 

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